Rapporto Globale sui bambini soldato

21 maggio 2008

Rapporto globale 2008 Bambini soldato

Nonostante alcuni progressi, decine di migliaia di minori ancora sono impiegati in conflitti armati, le bambine sono le più penalizzate e invisibili. Nonostante gli sforzi della comunità internazionale di porre fine all’utilizzo dei bambini e delle bambine soldato, decine di migliaia di minori ancora sono impiegati in conflitti e restano esclusi dai programmi di disarmo e riabilitazione. E le bambine soldato sono le più penalizzate e invisibili. Queste alcune delle conclusioni del Rapporto Globale sui Bambini Soldato, lanciato il 20 maggio 2008 in Italia dalla Coalizione Italiana “Stop all’Uso dei Bambini Soldato!” di cui fanno parte 10 associazioni: Alisei, Amnesty International-Sezione italiana, Cocis, Coopi, Focsiv, Intersos, Save the Children Italia, Telefono Azzurro, Terre des Hommes Italia e UNICEF Italia. Oltre 400 pagine su leggi, politiche e prassi in materia di reclutamento militare in oltre 190 paesi del mondo, il rapporto documenta la persistenza dell’impiego in ostilità dei bambini soldato da parte di eserciti governativi ma soprattutto di gruppi armati non governativi.

 

 

 

“L’impegno della comunità internazionale nel porre fine al dramma dei bambini soldato non può essere messo in dubbio. Tuttavia questo sforzo non ha prodotto i risultati attesi”, commenta Fosca Nomis, Portavoce della Coalizione Italiana “Stop all’Uso dei Bambini Soldato!”. “Leggi, politiche e prassi debbono tradursi in cambiamenti concreti, affinché non accada mai più che dei minori siano coinvolti in guerre e conflitti armati”.

“Negli ultimi 4 anni non sono mancati dei progressi e dei miglioramenti. Per esempio il numero di conflitti armati che hanno visto l’impiego di bambini soldato è passato da 27 nel 2004 a 17 alla fine del 2007”, prosegue Fosca Nomis. “Decine di migliaia di bambini sono stati rilasciati da eserciti e gruppi armati man mano che i conflitti in corso nell’Africa subsahariana e altrove finivano”. Tuttavia il rapporto della Coalizione rileva anche che decine di migliaia di bambini restano nelle file di gruppi armati non governativi in almeno 24 nazioni e territori. Anche il dato relativo ai Governi è solo lievemente migliorato: sono 9 i paesi che nel corso di guerre e ostilità hanno impiegato nei propri eserciti dei minori, a fronte dei 10 documentati dall’edizione 2004 del Rapporto Globale.

“I pochi progressi registrati sono da collegare in gran parte alla fine dei conflitti. Laddove invece le guerre scoppiano o riacquistano intensità”, prosegue la Portavoce della Coalizione Italiana, “rileviamo che l’impiego di bambini soldato continua. E’ evidente”, conclude, “che le attuali strategie per prevenire o porre fine al reclutamento di bambini soldato non hanno avuto l’impatto previsto e se vogliamo ottenere risultati significativi, bisogna che la questione dei bambini-soldato diventi di competenza non solo di chi si occupa di tutela dei diritti dei minori ma anche di coloro che si occupano di prevenzione, risoluzione dei conflitti e di peace-building”.

Le responsabilità dei governi
Il Myanmar (Birmania)- documenta il Rapporto Globale sui Bambini Soldato - si conferma il paese che da più tempo e su più ampia scala impiega bambini soldato. Le sue truppe governative, coinvolte in operazioni anti sommossa contro una serie di gruppi armati etnici, ancora utilizzano migliaia di bambini, alcuni dei quali di 11 anni. E minori vengono impiegati anche dalle forze governative in Chad, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sudan, Uganda e Yemen. Minori palestinesi sono stati utilizzati in vari casi come scudi umani dall’esercito d’Israele e soldati inglesi di meno di 18 anni sono stati inviati in Iraq fino a metà del 2005. Ma il mancato rispetto da parte dei governi degli obblighi internazionali non finisce qui.

In almeno 14 nazioni minori sono stati reclutati in truppe di supporto all’esercito regolare, o in gruppi di civili costituitisi su base locale per sostenere operazioni anti sommossa, o ancora in milizie illegali o gruppi armati fiancheggiatori degli eserciti nazionali. Non infrequente poi è il ricorso da parte degli eserciti governativi all’impiego di minori come spie o informatori. Una palese violazione dell’obbligo di protezione dei minori, ancora più grave quando minori associati a gruppi armati vengono catturati, imprigionati e trattati come criminali e nemici dagli eserciti governativi, anziché ricevere l’assistenza dovuta loro in quanto vittime e non autori di violenze.

La detenzione dei bambini soldato
Il Rapporto documenta di bambini anche di 9 anni imprigionati in Burundi, minori maltrattati o torturati in Israele o Stati Uniti, accusati di diserzione e portati in prigione in Myanmar o nella Repubblica Democratica del Congo, minori dell’Afghanistan detenuti a Guantanamo.

Minori negli eserciti non governativi
Secondo il Rapporto Globale, minori sono stati arruolati in gruppi armati non governativi in 24 paesi e territori fra il 2004 e il 2007 (NOTA1) . Bambini e bambine anche di 12 anni esposti a gravissimi rischi: di essere abusati, feriti, di morire, di subire traumi psicologici. In Afghanistan, Iraq, Territori Occupati e Pakistan, adolescenti sono stati impiegati in attacchi suicidi.

“I gruppi armati rappresentano la sfida maggiore”, prosegue la Portavoce della Coalizione Italiana “Stop all’Uso dei Bambini Soldato!”.

“Le leggi internazionali hanno avuto un impatto limitato nel dissuadere l’uso di bambini soldato da parte di gruppi armati. Molti di questi gruppi non attribuiscono alcun valore agli standard internazionali e il bisogno di accrescere e rafforzare i propri contingenti prevale su ogni altra considerazione, prima fra tutte la tutela e protezione dei bambini”.

Limitato successo dei programmi di DDR
Proprio per prevenire o porre fine all’arruolamento dei bambini soldato sia nelle milizie non governative che governative, sono stati avviati i programmi di Disarmo, Smobilitazione e Reinserimento (DDR-NOTA2) . Un’iniziativa cruciale di cui -sottolinea il Rapporto Globale - bisogna però registrare ancora un limitato impatto.

Tali programmi scontano spesso la mancanza di finanziamenti per il supporto di lungo periodo agli ex bambini soldato. Nella Repubblica Democratica del Congo, per esempio, a causa dei ritardi nella destinazione dei fondi insieme ad una scarsa pianificazione e cattiva gestione dei programmi stessi, 14.000 ex bambini soldato non hanno potuto usufruire e beneficiare di tali programmi.

Le bambine, le più penalizzate e invisibili
E ulteriormente penalizzate risultano le bambine. La loro presenza negli eserciti e gruppi amati è nota sin dagli anni ‘90: sia nel ruolo di combattenti che con compiti di supporto alle truppe, spesso ridotte al rango di schiave, vittime di abusi e violenze sessuali e costrette a fare da mogli ai combattenti.

La maggior parte delle bambine soldato – rileva il Rapporto Globale - non viene identificata e registrata nei programmi ufficiali di smobilitazione a cui si stima riescano ad accedere una percentuale compresa fra l’8 e il 15% delle bambine soldato. In Liberia, dove i programmi di DDR si sono conclusi nel 2004, solo 3.000 delle 11.000 bambine soldato associate a forze armate, risultano registrate nei programmi ufficiali di disarmo, smobilitazione, reinserimento.

La conseguenza di ciò è che in Liberia come in altri paesi, migliaia di ragazze sono tornate nelle comunità e famiglie di origine in modo informale e autonomamente, con il loro carico di problemi sanitari, psicologici, economici, spesso con dei figli e senza trovare adeguato supporto ma anzi il più delle volte pregiudizi e ostilità.

Arruolamento sotto i 18 anni: in 63 paesi è ancora permesso
Almeno 63 governi - compresa la Gran Bretagna e gli Stati Uniti – consentono ancora l’arruolamento volontario di minorenni, in tempo di pace, nonostante la maggiore età sia fissata a 18 anni nella gran parte del mondo, documenta ancora il Rapporto Globale sui Bambini Soldato. “I progressi raggiunti grazie alla ratifica da parte di moltissime nazioni del Protocollo Opzionale (nota 3) e all’adeguamento agli standard internazionali che proibiscono l’utilizzo di minori nelle ostilità, vengono annullati dal persistente arruolamento di under 18 negli eserciti, in tempo di pace”, prosegue Fosca Nomis.

“Il paradosso è che questi minorenni vengono considerati troppo giovani per votare o assumere alcool ma non per entrare nell’esercito ed essere sottoposti alla dura disciplina militare”.

L’Italia può fare di più
Per quanto riguarda l’Italia, nel 2002 il nostro paese ha ratificato il Protocollo Opzionale e dal 2004, con la legge 226, ha stabilito a 18 anni l’età minima per l’arruolamento volontario.

“Tuttavia finora non è mai stata ritirata la dichiarazione di riserva fatta in occasione della ratifica del Protocollo opzionale, sull’arruolamento volontario di ragazzi di 17 anni”, spiega ancora Fosca Nomis. “Seppure ormai per legge ciò non sia più permesso, auspichiamo che quell’affermazione venga comunque smentita”.

 

FONTE: www.nonprofitonline.it
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childsoldier_report_2008.pdf7.11 MB
Introduzione relativa all'Italia.pdf295.18 KB
Scheda relativa all'Italia.pdf41.15 KB