La riscossa dei naturali

7 ottobre 2008

Naturale è uguale a legittimo? Fra quelli che per legge vengono definiti figli "legittimi" e gli altri, un po' di serie B, che rientrano nella categoria dei figli naturali. Ma ancora per poco. Almeno si spera: perché il governo sta per prendere misure adeguate. Certo, l'evoluzione dei costumi e la riforma del diritto di famiglia del 1975 (quella che cancellò l'etichetta di "illegittimo", ma anche, per esempio, la subordinazione della moglie al marito) hanno molto modificato sia il giudizio e la percezione sociale sia i diritti dei figli naturali.

Che ora ereditano, possono essere riconosciuti dai genitori anche se uno dei due è sposato con un'altra persona, devono essere economicamente sostenuti e istruiti anche in caso di separazione di fatto dei genitori, proprio come succede con un divorzio. Mancano però un paio di tessere perché il puzzle della parità sia completo: uno sul fronte della successione, perché un figlio legittimo può ancora "monetizzare" la parte di eredità del fratello naturale, liquidandolo e escludendolo per esempio dall'azienda di famiglia; l'altro dal punto di vista dei rapporti di parentela, perché se non c'è matrimonio non ci sono neppure fratelli, zii e cugini, dato che il figlio naturale non acquisisce i rapporti di parentela dei genitori.

A questi due tasselli va aggiunto il fatto che, in caso di separazione di fatto o di divorzio, le strade da percorrere sono diverse: tutte le decisioni che riguardano i figli legittimi vengono prese dal tribunale ordinario, mentre in caso di figli naturali la competenza è del tribunale dei minori. Una differenza apparentemente formale che però spesso si traduce in un allungamento dei tempi di decisione per le coppie di fatto per il diverso meccanismo decisionale dei giudici minorili rispetto a quelli ordinari. E si capisce come aspettare per mesi una decisione per l'affido dei figli se il rapporto di coppia è logorato e la conflittualità esasperata può diventare difficile. Una situazione anacronistica, con il costume e l'evoluzione della società che hanno ampiamente superato la legge: basti pensare che ormai in Italia il 16,7% dei bambini nasce al di fuori del matrimonio.

Eppure, nonostante alcuni tentativi (l'ultimo nella scorsa legislatura da parte dell'allora ministro per la famiglia Rosy Bindi) non si è ancora trovata una soluzione. Qualcuno ci riprova A tentare di far passare in Parlamento una norma che equipari definitivamente figli legittimi e naturali ci prova ora Maria Elisabetta Casellati, senatrice di Forza Italia, sottosegretario alla Giustizia e avvocato matrimonialista (fra l'altro impegnata in una delle cause più mondane degli ultimi anni, come avvocato di Stefano Bettarini nel divorzio da Simona Ventura).

Due sono i disegni di legge che il sottosegretario porterà in parlamento in autunno: uno proprio per annullare le ultime discriminazioni dei figli naturali, l'altro per istituire il tribunale della famiglia. "Trovo ripugnante che ancora oggi, i figli debbano essere considerati di serie A o B a seconda che siano nati dentro o fuori del matrimonio", attacca il sottosegretario. "I figli sono figli senza aggettivi e senza discriminazioni. È vero che la legge ora consente di "legittimare" volontariamente un figlio naturale e fargli acquisire tutti i diritti del legittimo, ma è comunque un procedimento lungo e non semplice". Oltre al fatto che prevedere per legge la possibilità di far diventare il figlio naturale uguale a quello legittimo equivale ad ammettere che i due uguali non sono. "Nell'ultima legislatura il procedimento si era arenato anche sul lessico da usare. Era stato scelto "figli nati dentro o fuori del matrimonio", che mi sembra ancora più discriminante di naturali e legittimi", ricorda Casellati. "Ora riproporrò un provvedimento che tolga qualsiasi differenza, anche lessicale".

La modifica o meno di un aggettivo rischia però di trasformarsi in una battaglia, perché dietro al problema dello status giuridico dei figli naturali si nasconde il realtà il tema ben più insidioso della tutela della famiglia tradizionale. Che la senatrice Casellati sembra voler affrontare in modo piuttosto deciso dal punto di vista dei figli: "Sono sempre stata a favore del riconoscimento di alcuni diritti individuali e non per la parificazione dei diritti dei conviventi a quelli dei coniugi", spiega. "Per un ragionamento semplice: da quando esiste la legge sul divorzio, quindi la possibilità di sciogliere il vincolo matrimoniale, chi sceglie di non sposarsi lo fa per un atto di libertà consapevole. Questa scelta di libertà lo conduce però a porsi al di fuori delle regole del nostro ordinamento giuridico e dunque a non poter pretendere gli stessi diritti.

La scelta dei genitori però non può essere penalizzante per i figli. È una riforma di civiltà che spero di riuscire a compiere in tempi brevi. D'altra parte, continuo a sentire parlare di centralità della famiglia, mi sembra che sia arrivato il momento di prendere delle posizioni chiare su questo tema". Cancellare le differenze che ancora esistono fra figli naturali e legittimi è un passo avanti ma non basta: l'altra riforma che verrà presentata entro la fine dell'anno è quella che di fatto sostituisce il Tribunale dei minori con quello "della famiglia". Non soltanto sui bambini Un tribunale che non decide più solo sulle questioni che riguardano il bambino ma sulla globalità dei problemi del matrimonio. Divorzi, separazioni e affidamento dei figli legittimi dovrebbero dunque essere trattati dallo stesso organismo che valuta le richieste di adozione, allontana i minori dalle famiglie non idonee alla loro crescita e giudica dei reati commessi fino a 18 anni, accorpando in una sola istituzione le competenze di una materia così delicata: "Il Tribunale della famiglia semplifica le procedure burocratiche e giudiziarie", ammette Casellati. "Ma non è solo una questione di burocrazia. Che la famiglia non goda di ottima salute è sotto gli occhi di tutti, la durata media dei matrimoni è di sette anni. Avere un organismo specializzato, con giudici formati su queste tematiche, consentirebbe di avere un osservatorio privilegiato sui fenomeni che riguardano i bambini e l'ambiente in cui vivono".

Se la cornice della norma è delineata meno chiari sono i contenuti e il tipo di struttura: proprio per la particolarità delle questioni che affronta il Tribunale dei minori ha una composizione collegiale che comprende due magistrati e due giudici onorari, generalmente psicologi, psicopedagogisti o pedagogisti. "Su questo tema apriremo il confronto con i magistrati minorili e gli esperti del settore. Si potrebbe pensare per esempio a un collegio con due giudici togati e un esperto". Una questione proprio perché si tratta di decidere il più delle volte di bambini contesi fra due genitori. "Sul disegno di legge si aprirà comunque un confronto a tutto campo", promette il sottosegretario. Sicuramente si aprirà ancora una volta il dibattito, come sempre accade quando si toccano temi delicati che coinvolgono la codificazione normativa di comportamenti individuali ed entrano in gioco valutazioni politiche ma soprattutto etiche e religiose. E, non dimentichiamolo, patrimoniali: allargare i diritti ereditari dei figli naturali avrebbe conseguenze non irrilevanti su quell'82% delle realtà produttive italiane che è fatto di aziende familiari.

E non è cosa da poco.

Fonte: D La Repubblica delle Donne